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I Personaggi
Paolo Amato - Vincenzo Amato - Sac. Vito Leto - Don Santo Gigante - Don Filippo Meli - Don Giuseppe Rizzo - Dott. Vito Graziano - Pasquale Sarullo
Paolo Amato - Ciminna, 24 gennaio 1634 - Palermo, 3 luglio 1714)
Fratello di Vincenzo Amato nacque pure in Ciminna il 24 gennaio 1634. Come il fratello maggiore si recò da giovane a Palermo per studiare nel seminario arcivescovile e farsi prete. Ma egli aveva ricevuto dalla natura una grande inclinazione per gli studi di matematica e d’architettura, e perciò, ordinato sacerdote, si diede ad essi e fece tali progressi che ebbe sempre il primato nella città di Palermo. Studiò gli antichi e classici autori d’architettura, non che le pure e miste matematiche, la fisica e particolarmente l'ottica, da cui quella non può disgiungersi. Allora conobbe che molto restava a fare sulla prospettiva e che pochi autori l'avevano trattata con quel metodo che si conveniva. Perciò l'erudito architetto, dopo il 1701, si accinse a scrivere una nuova opera sulla prospettiva, appoggiandola sulla matematica, col seguente titolo: " La Nuova Pratica di Prospettiva, nella quale si spiegano alcune nuove opinioni e la Regola Universale di disegnare in qualunque superficie qualsivoglia oggetto. Opera utile e necessaria ai Pittori, Architetti, Scultori e Professori del disegno>>.
Insieme cogli studi d’architettura
l'Amato si diede pure in Palermo all’esercizio del bulino, nel
quale riusci non meno valente, avendo dato prove eccellenti
della sua somma perizia in quest’arte, con diverse immagini e
ritratti di santi e d’uomini illustri, e diverse figure
fregianti i frontespizi di non pochi libri. Alcune Opere di Paolo Amato. Nella cattedrale di Palermo la macchina di marmi e pietre mischie nella cappella della Madonna Libera Inferni fatta da Mons. D. Giacomo Palafox nel 1684 sepolcro dell’Arcivescovo di Palermo D. Giovanni Lozano, pur di marmi mischi nel 1672 il mausoleo di D. Ferdinando Bazan, anch’esso Arcivescovo di Palermo, fatto nel 1702 di vari marmi, e alcuni lavori di marmi per ornamento della cappella del SS. Crocifisso fatti in diversi tempi.
Per il senato palermitano fece il
disegno del teatro della musica fuori Porta Felice nel 1681; il
tabellone per la coronazione di Vittorio Amedeo, avvenuta in
Palermo con real magnificenza a 24 dicembre 1713, fregiato di
vari e capricciosi ornamenti e collocato nella facciata
settentrionale del Palazzo Pretoriano, e il fonte del Carraffo. Architettò la chiesa del SS. Salvatore, appartenente alle religiose Basiliane, nel 1682; la chiesa dell’ospedale dei sacerdoti nel 1697; il cappellone della Compagnia del sangue e volto di Cristo; la facciata della chiesa del Monastero di S. Giuliano nel 1679 lavorata a pietre d’intaglio, oggi distrutta per edificarvi il Teatro Massimo;
la facciata del parlatorio dei
Sett’Angeli, appartenente alle religiose Minime di S. Francesco
di Paola. Per meriti, il 22 agosto 1686 fu nominato ingegnere ed architetto dal Senato Palermitano e ottenne la cittadinanza palermitana, della quale egli si onorò tanto da nominarla nel frontespizio della sua opera.
Morì piamente in età di 80 anni, a
3 luglio 1714, onoratissimo da tutte le autorità e caro a quanti
lo conobbero pei suoi costumi dolci e pel suo carattere ameno.
Ebbe splendidi funerali e fu sepolto per sua disposizione nella
chiesa dei Crociferi dentro la stessa tomba, ove riposavano gli
avanzi del fratello e della madre, e sulla quale fu scolpito in
marmo il seguente comune epitaffio:
Nacque in Ciminna il 6 gennaio
1629 da Giandomenico e Laura Amato, persone di onesta ed onorata
condizione. Da giovinetto entrò nel seminario arcivescovile di
Palermo e, finito il corso degli studi, ottenne la laurea in
sacra Teologia. Ma non fu per questo che egli si rese celebre e
fece onore al suo paese. Iniziato negli ordini sacri si diede
con tutto l'animo allo studio della musica secondando la sua
naturale inclinazione, e in questo studio riusci espertissimo.
Infatti nel 1656 pubblicò in Palermo alcuni lavori
pregevolissimi, che sono giunti sino a noi: Mori in Palermo il 29 luglio 1670 nella giovane età di 42 anni. Ebbe solenni esequie, alle quali intervennero il corpo di tutti i musici, il capitolo e il clero della cattedrale, e fu sepolto nella chiesa di S. Ninfa dei chierici regolari addetti al servizio degli infermi, ora detta dei Crociferi. E menzionato dal Mongitore nella Bibliotheca Sicula.
Nato a Ciminna nel 1889 è morto a Palermo
nel 1965, Filippo Meli per decenni ha
insegnato storia dell’arte prima nei licei e
poi all’Accademia di Belle Arti. A lui si
devono pubblicazioni come "Matteo
Carnalivari e l'architettura del Quattro e
Cinquecento in Palermo" , "L'Arte in Sicilia
Dal secolo XII fino al secolo XIX" e
"Costruttori e lapicidi del Lario e del
Ceresio nella seconda metà del
Quattrocento in Palermo". Fra il 1930 e il
’60 la sua ricerca negli archivi consente la
ricostruzione della storia dell’arte
siciliana.
Meli, oltre a essere autore della riscoperta di Matteo Carnalivari (architetto della chiesa di Santa Maria della Catena e dei Palazzi Aiutamicristo e Abatellis), è anche artefice della riproposizione della figura di Giacomo Serpotta, riconosciuto come il piu grande scultore del Settecento europeo. Al Meli si deve inoltre la difesa del dipinto del Caravaggio conservato a Palermo, contro il giudizio di Stefano Bottari, e la Custodia rigorosa, da cappellano dell’oratorio di San Lorenzo, della famosa "Natività", rubata quattro anni dopo la sua morte.
A lui sono dedicati il museo e l'archivio
storico di Ciminna.
Nacque in Ciminna il 21 febbraio 1838, e sin
da giovanetto mostro grande inclinazione
alle scienze meccaniche e alle invenzioni.
Ma la sua famiglia volle farne un unto del
Signore, e perciò il 19 maggio 1883 fu
ordinato prete. Tuttavia egli continuo con
grande ardore i suoi studii prediletti, di
cui si videro presto i risultati. Poiché
nello stesso anno 1883 invento due
apparecchi: L’Avvisatore automatico e il
Sorvegliatore elettro-automatico, coi quali
sono scongiurati tutti i pericoli dei treni
viaggianti, e particolarmente gli scontri.
Infatti col primo il macchinista e avvertito
di tutto quanto gl’interessa conoscere per
la sicurezza del treno, e col secondo e
sempre in comunicazione elettrica coi treni
in viaggio. Per questa invenzione ottenne da
S.E. il Ministro d’Agricoltura. Industria e
Commercio la privativa industriale, ed ebbe
attestati lodevoli dai Professori di Fisica
e di Chimica della R. Università di Palermo,
dal Professore di Fisica del R. Istituto
Tecnico della detta città, della R.
Accademia palermitana di scienze, lettere e
belle arti, dalla commissione degl’Ingegneri
delle ferrovie dell'Alta Italia, e da tanti
giornali."
Pochi anni dopo, cioè nel 1888, il Leto inventò un’altra macchina chiamata col nome di Sillabatropio, che serve per facilitare l'insegnamento primario ai bambini, e anche quello delle lingue classiche, della tedesca ed altre. Essa Eu approvata ad unanimità dal Consiglio Scolastico di Palermo il 7 marzo 1890. La descrizione e il disegno della detta macchina e di quelle precedenti furono pubblicati dall'autore in un opuscolo col seguente titolo:
" Apparecchi – per la sicurezza dei
treni viaggianti – per – Vito Leto – con
un’appendice sul Sillabatropio – Palermo
1891 ".
L’invenzione del Sillabatropio gli fu contesa dal Prof. G. Franco, col quale ebbe una polemica vivace nel giornale "L’Amico del popolo " di quell’anno, Senza entrare nel merito di essa, io trascrivo la seguente dichiarazione, riportata dal detto giornale nel num. del 3 dicembre 1888 e sottoscritta dai due polemizzanti: " Essendo venuta al professore Franco l'idea d’insegnare le lingue classiche con un metodo, cui vuol dare il nome teorico-meccanico, ne fece partecipe il Sac. Leto, affinché costui che ha dimostrato un’attitudine alle invenzioni meccaniche, potesse tradurre in atto il concetto del predetto prof. Franco, come infatti e riuscito con soddisfazione del medesimo, fornendo un apparecchio corrispondente al bisogno. G. Franco – Vito Leto ". Quantunque il Leto non avesse ricavato alcun vantaggio dalle sue invenzioni, per le quali sostenne fatiche e spese, pure continuo nelle sue ricerche. Nel 1896 invento un apparecchio chiamato " Scrutinatrice Leto ", che con un congegno elettromeccanico serve agli elettori per votare i nomi di quei candidati ch’essi desiderano. Questa macchina ebbe lodi dalla stampa di quel tempo, come il " Cicerone ", 1’" Opinione liberale " ed altri giornali, e per ordine di S. E. il Ministro dell’Interno fu esaminata da una commissione composta dai Comm. Bodio, Bedendo, Negri e dal Prof. Comm. Favara, la quale approvo la macchina ed ebbe parole lusinghiere per l'inventore. Anche S. M. Umberto I si degno ricevere e lodare l'autore della macchina, la quale funziono alla sua presenza. Ma neppure questa volta il Leto ottenne alcun compenso ai suoi studii e quindi scoraggiato, nell’anno 1898, emigrò nella lontana America, la terra promessa delle speranze e dei dollari. Ivi si stabilì in principio nella città di Newark, donde un giorno recatosi nella vicina città di New-York ed entrato nel piu grandioso negozio di quella città " il Siegel and Cooper Co: 14 Street ", resto sorpreso dalla quantità enorme di monete che affluivano nella cassa centrale. Riflettendo al tempo che occorreva per contarle tutte, concepì e attuo il disegno d’una macchinetta chiamata contamonete. Stabilitosi poscia nella città di New York, penso di modificare le sue prime invenzioni, cioè l'avvisatore automatico e il sorvegliatore elettro-automatico per adattarli ai treni americani, che hanno una velocità maggiore dei nostri. Egli fece anche questa nuova invenzione, della quale si occuparono estesamente i giornali " L’Araldo Italiano e il Progresso Italo-Americano ". Ne contratto la vendita; ma non poté raccogliere i frutti delle sue fatiche e del suo ingegno, perché pochi giorni prima della detta vendita morì il 1 settembre 1901 nell’ospedale Italiano Colombo (Columbus Hospital). Fu nominato beneficiale della R. Cappella Palatina di Palermo con decreto reale del 16 marzo 1891, e ottenne diverse onorificenze da accademie scientifiche.
A Ciminna una via porta il suo nome.
Nacque in Ciminna il 6 aprile 1828
da Giuseppe Sarullo e Anna Miceli.
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