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Il Territorio
Il
sito più antico del territorio di Ciminna, come d'altronde anche
il Graziano suppone, è da considerarsi il "PIZZO".
Lo storico Ciminnese, non potendo avvalersi dell'ausilio di suppellettili
archeologici ha vagamente indicato ivi un agglomerato d'epoca
Greco-romana. Non è chiaro ciò che il Graziano intenda dire con
epoca Greco-romano, perché storicamente questo è un periodo così
ampio da abbracciare più di un millennio. Oggi, siamo in
possesso di un buon numero di reperti provenienti da questo
sito, i quali ci dicono che siamo in presenza di un insediamento
Sicano, distrutto intorno al quinto secolo a.c. probabilmente
dalla stessa che pose fine all'agglomerato gemello del colle
"Madore" presso Lercara Friddi e molti altri centri Sicani
colpevoli di aver avuto rapporti commerciali e di amicizia con
la potente Imera.
Ma, al contrario di altri
siti Sicani distrutti dove non si trovano più tracce di
continuità, sul "Pizzo" registriamo la presenza di un
insediamento punico integrato con i resti degli indigeni
assoggettati e a sua volta estinto con l'occupazione romana del
territorio intorno all'anno 230 a.c. Di questo periodo, sono
conservati nel locale museo monete con dritto/testa di Core e al
retro/cavallo retrospiciente ed altri con dritta/testa di Core e
retro/cavallo stante dietro palma oppure, dietro/testa di Core
ed al retro/protome equina. Fra i reperti in argilla e ceramica,
spicca una PROTOME BARBATA in argilla, resti di una ciotola con
ansa ad anello, una coppetta con piede, resti di un piatto
ombelicato, diversi resti di lucerne e brucia profumi.
In
una piccola grotta quasi al centro dei " Pizzo ", a pochi passi
dell'entrata, si nota chiaramente scolpita sulla roccia
precisamente sulle parete destra, la figura della Dea " TANIT ".
La sommità del monte Pizzo doveva con ogni probabilità essere il
centro religioso, ed il luogo di sepoltura, l'agglomerato urbano
vero e proprio era situato con molta probabilità ancora più a
valle nella zona oggi chiamata " Lauro.
Dal
monte pizzo, guardando ad est, si apre la vallata del fiume San
Leonardo, al di là del quale, a quell'epoca, si intravedevano i
territori che rientravano sotto il dominio della potente città
greca Imera.
Da
questo punto di vista, l'insediamento del Pizzo doveva essere di
una qualche importanza strategica poiché doveva trattarsi
dell'ultimo avamposto settentrionale dell'insediamento fenicio
dell'isola.
Quasi a ridosso dell'insediamento punico del Pizzo,
in direzione est, nella limitrofa contrada della " Cernuta " è
sorto un sito romano quasi certamente nello stesso periodo in
cui scompare ( probabilmente per distruzione degli stessi
romani) il villaggio indigeno-punico, siamo all'incirca intorno
all'anno 230/220 a.c. I resti romani della contrada " Cernuta "
si trovano un po' ovunque e per una estensione di circa un
chilometro quadrato, tanti quanti sono le due condotte d'acqua
in terracotta costruite dai Romani che, partendo dalla sorgente
" Cassone " a monte della contrada Cernuta, una in direzione est
per poi scendere verso la vallata, l'altra che scende
direttamente nella vallata, racchiudono in un perfetto quadrato
tutta la contrada, con un sistema d'irrigazione tipicamente
romana.
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